IL TEATRO DELLE EMOZIONI

RIDERE RENDE LIBERI

Anche quest’anno “LIBER theatrum” con la regia di Diego Marangon, protagonista della Giornata della Memoria con un suo nuovissimo spettacolo teatrale – “Ridere rende liberi” – che sarà messo in scena, sempre a ingresso libero e gratuito, in prima assoluta al Teatro Comunale di Ventimiglia Mercoledì 24 Gennaio alle ore 21.00 per la Cittadinanza e in replica mattutina Giovedì 25 riservata a 400 studenti delle scuole medie inferiori e superiori dell’estremo Ponente ligure. Oltre a ciò, altra replica, proprio nella serata di Sabato 27 Gennaio alle ore 21.00 – giornata in cui si celebra e ricorda la Shoah e l’Olocausto della Seconda Guerra Mondiale – al Palazzo del Parco di Bordighera, anche qui a ingresso libero e gratuito per la cittadinanza, appuntamento inserito nel calendario di “TeaLtro” la nuova stagione teatrale invernale della Città di Bordighera.
Prendendo spunto per il titolo dello spettacolo, modificandolo ad arte, dal terribile motto che campeggia simbolicamente ancora oggi sul cancello di ingresso del campo di sterminio di Auschwitz – “Il lavoro rende liberi” – per il quinto anno consecutivo verrà affrontato un nuovo e diverso argomento e in questo caso l’attenzione è caduta sull’aspetto apparentemente e paradossalmente divertente della più grande tragedia umana della storia moderna, chiedendosi se ridere al tempo della Shoah, durante l’Olocausto e prima ancora del genocidio di milioni di esseri umani, si poteva, si faceva, era possibile, era permesso, era lecito!

Partendo a ritroso dagli ultimi anni della Repubblica di Weimar, sino ad arrivare all’avvento di Adolf Hitler e poi agli internamenti e agli stermini nei lager, al centro dell’attenzione c’è innanzitutto Berlino con i suoi innumerevoli cabaret e sale da ballo, dove i travestimenti, l’inversione dei ruoli, la confusione dei sessi e la cultura gay erano non solo tollerate ma regnavano sovrane. La capitale tedesca era il laboratorio europeo della grande modernità, tutta proiettata verso il futuro, il paradiso di tutte le libertà dal punto di vista artistico, irrequieta, dissoluta e libertina. Il tutto portato, prima agli estremi negli anni ’20 e poi letteralmente spazzato via dal vento nazista.

Uno spettacolo in costante equilibrio tra ricordi, aneddoti e battute, dove si ride e si sorride, spesso amaramente. Perché anche in quel periodo in Germania prima e nell’Europa occupata dopo, si sorrideva e si rideva, o almeno si cercava di farlo. ”Si rideva per non piangere”, o meglio “per smettere un attimo di piangere”.
Il riso quindi come strumento di resistenza, ma anche come mezzo e risorsa cui attingere per esorcizzare la paura e come sfida verso chi pone fine alla vita umana.
Uno spettacolo dove l’umorismo e l’ironia aiutano a interrogarsi sui poteri e sulla forza d’urto del riso, per riflettere sul senso del comico nel cuore del dolore quando, a complicarne le dinamiche, interviene la relazione che sussiste fra il carnefice e la vittima e sono gli aguzzini a contendere ai perseguitati “l’ultima risata”.
Perché è anche così che si alimenta la “memoria”, per non disperderla, per non dimenticare, cosa sempre più necessaria, soprattutto in momenti bui della storia come quelli attuali.

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